Scuola: come scegliere quella giusta?

Anno nuovo, iscrizione nuova. L’anno scolastico che verrà, quello 2018/2019, sarà importante per tutti gli studenti e le loro famiglie, ma per alcuni sarà davvero speciale. Chi iscrive i propri figli a scuola per la prima volta, battezza l’inizio della carriera scolastica con gioia e forse un misto tra felicità e timore, dubbi sulla capacità di gestire con facilità gli impegni lavorativi ed esercitare al tempo stesso la costante supervisione genitoriale sui propri figli, per sostenerli e monitorarli nel mantenimento di un buon rendimento scolastico. La prima caratteristica che di solito i genitori valutano riguarda la tipologia di orario scolastico: c’è chi opterà per il tempo pieno, laddove è presente, di solito per ovviare a problematiche di gestione pomeridiana dei figli, chi invece sceglierà la scuola con la “settimana corta” o, al contrario, la scuola con la settimana completa fino al sabato, perché ritiene che l’impegno giornaliero più contenuto sia per i ragazzi più facile da sopportare.

Un anno scolastico speciale anche per coloro che dovranno affrontare il passaggio dalla scuola primaria alla secondaria, il primo gradino verso la scuola dei grandi, dove i nodi iniziano a venire al pettine, i professori sono tanti rispetto al numero dei maestri a cui eravamo abituati, le materie sono numerose e ci si trova di fronte ad una nuova metodologia didattica, che richiede anche un diverso stile di studio.

Ma la vera scelta, che sarà formalizzata proprio con l’iscrizione, riguarda il passaggio dalla scuola media alla scuola superiore, quella che decreterà il taglio formativo personale per l’introduzione nel mondo del lavoro o nel proseguo degli studi all’università. Senza dare troppa voce alle questioni che riguardano l’inadeguatezza dell’età della scelta, in quanto secondo molti a 13 anni non si è ancora abbastanza maturi per poter scegliere del proprio futuro, rassicuriamoci. L’indirizzo scolastico potrà essere cambiato in corso d’opera e abbastanza facilmente nei primi due anni, ma anche successivamente, se la scelta della scuola superiore frequentata si dovesse rivelare errata o non del tutto in linea con quanto ci aspettavamo, dopo il diploma potremo scegliere un indirizzo universitario completamente diverso da quello della scuola superiore. Va da sé che, se le idee sono chiare fin da subito e la scelta effettuata si conferma corretta nel tempo, meglio!

Oltre a tener di conto delle indicazioni suggerite dagli insegnanti, alla valutazione di quanto offre il territorio in termini di scuole e ai suggerimenti dei genitori, quello che dovrebbe guidare davvero la scelta per la scuola superiore sono le passioni, le ambizioni, la realizzazione del sogno riferito a cosa si vorrebbe fare da grandi, dare importanza al fatto che lo studio rappresenta per noi un interesse reale e un piacere oltre che un dovere, considerare anche le materie per le quali siamo più portati in vista di un’eventuale introduzione nel mondo del lavoro o nel proseguo all’università. Nella scelta, un occhio va gettato anche all’andamento del mercato del lavoro. Si dice che a causa della velocità del cambiamento globale che stiamo vivendo, la scuola attuale ci forma per un lavoro che forse al momento del completamento degli studi non esisterà nemmeno più, o richiederà comunque aspetti diversi di preparazione. Ecco che già da ora bisogna essere consapevoli che oltre al contenuto tecnico del sapere,  le nostre versatilità e flessibilità saranno caratteristiche personali molto ricercate.

Quando si parla di orientamento si definisce in pratica la valutazione di tutte le opportunità scolastiche disponibili. Spesso i ragazzi non hanno un’ idea completa delle scuole presenti sul territorio, fra nuove che sono state introdotte e altre che sono state rinominate a seguito della riforma del 2010. Per avere le idee più chiare, la prima distinzione da fare è distinguere fra i licei, gli istituti tecnici e gli istituti professionali. Ognuna di queste categorie presenta poi numerose declinazioni. Vorrei uscire dai luoghi comuni e dalle credenze demandate nel tempo per cui esistono delle scuole di serie A e altre di serie B. Esiste invece la scuola giusta e quella sbagliata. Ed è questo quello che dovrebbe guidarci nella scelta. Chiedere ad un/a ragazzo/a cosa vuol diventare da grande è una domanda che raramente trova subito una risposta chiara, precisa, definita e definitiva. Dunque, muoviamoci per indizi, inclinazioni, esperienze, sogni. Cosa ti piace realmente fare? Per cosa ti senti portato? Cosa ti appassiona? Potrebbero essere queste le domande più significative a cui rispondere e dare attendibilità. Poi occorre confrontare le risposte ricevute con i dati derivanti dalle indagini di mercato, per cui è importante sapere anche quali sono i titoli maggiormente ricercati dal mercato del lavoro, quali dunque gli indirizzi scolastici che formano gli studenti più richiesti. Quante volte ci facciamo sorprendere da titoli di giornale in cui si dice che le industrie non riescono a trovare personale qualificato, che non esiste o addirittura non è ancora formato. Ecco quindi che scegliere la scuola deve tenere conto di  entrambe le situazioni, rispettare le inclinazioni dello studente e essere in linea con le richiesta delle aziende, per evitare di creare personale “inutilizzabile”.

Senza farsi influenzare troppo, sentito il parere di genitori, amici, professori sulla scuola più adatta alle caratteristiche della persona, scegli in base alle tue idee. Questo direi a mio figlio. E mi rivolgo particolarmente ai genitori che spesso non ascoltano i loro figli, ritenendoli ancora non in grado di scegliere, e li convincono a iscriversi ad una scuola che a breve si rivelerà inadatta. Ricordate sempre la possibilità di cambiare anche in corso di anno scolastico. Accompagnateli, sosteneteli, ma fateli anche sbagliare. Troppo spesso ascolto lamentele di ragazzi insoddisfatti del percorso scolastico, scelto da altri al posto loro.

Come facciamo a scegliere la scuola perfetta per noi? Posto che la scuola migliore in assoluto non esiste, possiamo però andare molto vicino a trovare quella giusta. Partirei innanzitutto dal visitare le scuole del territorio nei vari open day e, laddove attivi, farei anche i test di orientamento organizzati in collaborazione tra le scuole medie e le scuole superiori, un valido aiuto per riuscire ad avere ancora più indicazioni per operare la scelta, trovare la strada da seguire. La decisione da prendere è impegnativa,  ma se è vero che nella vita riusciamo a fare bene le cose per cui siamo portati e che ci piacciono, la scelta dell’indirizzo di studi deve tenere di conto di questo e assecondare interessi e abilità. È suggerito evitare dunque gli indirizzi dove sono presenti troppe materie che non fanno al caso nostro, per ridurre il rischio di vivere cinque o più anni di inferno al posto di un periodo di serenità e soddisfazione. La scuola dove non si studia non esiste. I ragazzi devono essere informati e diventare consapevoli che ottenere buoni risultati richiederà loro impegno e sacrificio, e impareranno con più facilità a non mollare, se la scuola che hanno scelto è quella che li condurrà alla realizzazione della loro professione. Sosteniamoli dunque senza discriminare una scuola dall’altra. Tutte sono valide, dai licei che ti preparano per la carriera universitaria ai professionali e tecnici che consentono di aprire molte strade, soprattutto in un paese come il nostro, ricco di piccole e medie imprese sempre alla ricerca di personale specializzato.

Dalla recente indagine di AlmaLaurea sul profilo dei diplomati 2017 emerge che gli studenti che hanno completato con successo il corso di studi sono stati più consapevoli della scelta della loro scuola proprio grazie all’attività di orientamento, e il livello di soddisfazione indicato è pari all’82%; viene anche confermato che l’ambiente familiare contribuisce a influenzare la scelta in maniera importante, non solo riguardo alla scuola secondaria ma anche per l’indirizzo universitario.

Un altro indicatore per scegliere la scuola è tenere conto dell’analisi delle prospettive future, ovvero scegliere di conseguire uno dei diplomi più richiesti nel mondo del lavoro. Ci sono parecchi indicatori disponibili per valutare l’andamento. L’indagine AlmaDiploma 2014 sulla condizione occupazionale e formativa dei diplomati ne ha fotografato la situazione nel mercato del lavoro ad uno, tre e cinque anni dal diploma. Lo studio ha coinvolto circa 90.000 diplomati degli anni 2013, 2011 e 2009.  I risultati dell’indagine più volte indicati anche da Il Sole 24 Ore ci dicono che a un anno dal diploma ha trovato lavoro il 39% dei diplomati degli istituti professionali e il 38% degli istituti tecnici, e il 20,5% dei diplomati dei licei. La percentuale di questi ultimi è notevolmente  più contenuta anche perché quasi il 92% di loro decide di iscriversi all’università.

Sono quindi i diplomati degli istituti tecnici e professionali a trovare lavoro prima, e vengono premiati anche dal punto di vista dello stipendio. Per quanto riguarda le prospettive di guadagno infatti, sempre secondo la stessa indagine, ad un anno dal diploma i diplomati che lavorano ricevono uno stipendio medio di 965 euro al mese (920€ per i liceali, 954€ per i tecnici e 1.022 euro per i professionali). A tre anni dal diploma il guadagno mensile sale e raggiunge la media complessiva di 1.082 euro al mese (i ragazzi guadagnano il 10% in più delle ragazze) e a cinque anni dal diploma i diplomati maschi guadagnano in media 1.266 euro al mese, mentre le femmine 1.100 euro. Volgendo poi al lato della disoccupazione, dai dati 2014 emerge che ad un anno dal diploma risulta disoccupato il 36% dei diplomati: 31% dei liceali e il 44,5% dei professionali (questi ultimi però sono i più esposti perché molti di loro decidono di cercare lavoro subito dopo il diploma). A tre anni dal diploma il tasso di disoccupazione dei diplomati è del 25%, mentre a cinque anni dal diploma scende al 20% (16% per i liceali). Mentre molti diplomati non trovano subito lavoro, dall’ultima indagine Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro risulta che nel 2014 le imprese hanno cercato circa 20-25.000 profili tecnici che però non sono riusciti a reperire. I “diplomati introvabili”, cioè quelli che le aziende vorrebbero assumere ma che non trovano disponibili sul mercato del lavoro, sono i diplomati dell’indirizzo termoidraulico, dell’indirizzo artistico e del tessile, abbigliamento e moda. Nella scelta della scuola dunque, un occhio anche ai diplomati più richiesti: i profili più ricercati in generale dalle aziende sono stati quelli degli indirizzi tecnico-industriale, e in particolare degli indirizzi meccanico, elettrotecnico, edile, agrario-alimentare ed elettronico insieme agli indirizzi “terziari”, cioè legati ai servizi. Fra questi in particolare l’indirizzo turistico-alberghiero e quello socio-sanitario.

Le difficoltà di reperire personale, sia laureato sia diplomato, sono state poi riconfermate anche nel 2016: le imprese dichiarano di non riuscire a trovare figure che operano nella progettazione all’interno dell’industria, come i progettisti di impianti per l’automazione industriale, “introvabili” nel 65% delle assunzioni programmate nel 2016, e i progettisti di sistemi integrati per la gestione dei processi industriali (per oltre il 40% sono difficili da reperire). A queste due figure si affiancano i progettisti di impianti industriali e i tecnici dell’organizzazione e della gestione dei fattori produttivi. Anche le professioni legate all’informatica presentano lo stesso problema: mancano progettisti di software, tecnici specialisti di applicazioni informatiche, progettisti elettronici e tecnici specialisti di linguaggi di programmazione. Mancano anche diplomati in informatica e telecomunicazioni: ben il 26% circa delle assunzioni programmate di questi diplomati sono state difficili da reperire, insieme ai diplomati in meccanica-meccatronica-energia. Per quanto riguarda le professioni, nel caso dei diplomati risulta problematica l’assunzione di tecnici della vendita e della distribuzione e degli addetti alla preparazione, cottura e distribuzione di cibi. Si abbassa invece la difficoltà di reperimento dei diplomati per gli addetti a funzioni di segreteria e per i commessi delle vendite al minuto, mentre una delle figure più difficili da reperire riguarda i cuochi.

Secondo i risultati dell’indagine, gli studenti dopo il diploma scelgono, per la maggior parte, di continuare gli studi. Ad un anno dal titolo, infatti, il 65% di loro è iscritto all’università (di questi il 52% studia solamente, mentre il 13% studia e lavora), il 31% è entrato direttamente nel mondo del lavoro e il rimanente 17% sta cercando lavoro oppure non lo cerca.
Se vogliamo individuare quali sono i fattori che incidono sulla probabilità di trovare lavoro entro un anno dal diploma di maturità, questi possono essere evidenziati innanzitutto nell’aver svolto durante gli studi esperienze lavorative e internazionali, dall’aver conseguito il diploma con un bel voto e dall’aver fatto uno stage.

Grazie all’alternanza scuola-lavoro, tutto questo dovrebbe essere facilitato. Recita il MIUR, “L’alternanza scuola-lavoro è una modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi”. Non si impara solo in classe, non si cresce solo stando seduti dietro al banco. Con l’introduzione dell’apprendimento dinamico e attivo, gli studenti mettono in pratica tutto ciò che imparano confrontandosi con il mondo esterno, sia questo un’azienda, un ente, o un’associazione, “al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti”. Le ore di alternanza sono a tutti gli effetti ore di lezione e possono essere svolte anche oltre l’orario scolastico e all’estero, un vero e proprio apprendimento mediante un’esperienza di lavoro.

Contesti lavorativi dove ci si relaziona con persone più adulte ed esperte permettono non solo una crescita personale del proprio senso di responsabilità ma anche di scoprire più a fondo se stessi, di conoscere meglio le proprie ambizioni ed iniziare ad affinare le abilità.

Con tutte le informazioni che abbiamo a disposizione, dovrebbe diventare difficile fare la scelta sbagliata. Tuttavia, ricordiamoci che anche dopo aver inoltrato la domanda è ancora possibile cambiare idea. Fino ai primi mesi dell’anno scolastico i genitori possono richiedere il trasferimento d’iscrizione presentando una formale richiesta ai dirigenti scolastici della scuola da lasciare e a quella di destinazione. Ciò che conta davvero è che il percorso di studi intrapreso sia sereno e permetta, nel tempo, la completa e favorevole evoluzione della persona.

N. b. L’articolo è uscito sul numero di gennaio 2018 della rivista Quello che c’è.

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