Ci vuole metodo per essere felici

Ci vuole metodo per essere felici

 

 

 

 

 

 

Come sarebbe bello avere la ricetta per fare tutte le cose bene, vivere nel modo giusto senza sbagliare un colpo, con qualcuno pronto a correggerci magari cancellando l’errore come se non fosse commesso, o semplicemente avere qualcuno che ci dice esattamente cosa fare e come fare….

Probabilmente oggi tutto questo è possibile, ma potrebbe voler dire far vivere la nostra vita a qualcun altro. Ne vale la pena?

Quando siamo bambini e siamo senza filtri, senza preconcetti, tutto ci appare possibile e alla nostra portata. Osservandoli, possiamo notare che i bambini piccoli non si fanno tanti problemi quando devono affrontare nuove sfide e non impiegano nemmeno molto tempo a rialzarsi più volte dopo le cadute. Poi, crescendo, alcune esperienze e alcune persone che frequentiamo iniziano a farci credere di avere delle capacità più limitate; talvolta le nostre stesse famiglie o l’ambiente in cui viviamo non è propriamente favorevole.. e non abbiamo un’idea chiara di ciò che vogliamo davvero fare.

Tutto sarebbe più facile se quando nasciamo conoscessimo già il nostro scopo di vita, personale, sociale, lavorativo. A dir la verità, si dice che siano pochi i fortunati che comprendono già dalla giovane età chi vorranno essere da adulti, e infatti questo è uno dei motivi per cui, ad esempio, è difficile scegliere l’indirizzo scolastico quando si è poco più che bambini cresciuti, e si demandano sempre più spesso all’età adulta le scelte più importanti, quasi come se quello fosse il momento più giusto per sapere cosa ci rende felici e realizzati. Come dice Daniel Gilbert, psicologo sociale ad Harvard, da adulti pensiamo di sapere cosa ci rende felici, ma compiamo ugualmente 3 errori principali. Il primo errore è di collocare la propria felicità nel futuro, come se solo il domani mi potesse rendere contento; il secondo errore è il tendere a fare felici gli altri prima di noi stessi – salvo rari casi; il terzo errore riguarda invece come valutiamo la felicità, utilizzando di solito standard altrui per misurarla.

Quindi, sembra proprio che il primo passo da fare sia quello di imparare a conoscersi, imparare come funziona la propria testa, quali sono le  abitudini più funzionali e quelle che ci allontanano dagli obiettivi preposti. E il passo successivo è capire come fare per raggiungere i propri traguardi. Prima si imparano queste cose, prima si inizia il cammino verso la direzione che noi abbiamo scelto.

Considerato che una delle attività che svolgiamo per buona parte del tempo della nostra giornata è il lavoro, oltre ad essere per la maggior parte delle persone anche una delle attività più importanti, possiamo prendere la soddisfazione nel lavoro come indicatore dell’andamento della nostra felicità. E poiché il primo lavoro che facciamo iniziando da bambini è lo studio, proprio da questo possiamo iniziare se pensiamo all’età giovanile.

Uno studente felice e soddisfatto è quello che vive la scuola con passione, serenità, dedizione e impegno senza sentire troppo il carico e la fatica. Un adulto felice e soddisfatto è quello che svolge il lavoro dei propri sogni, contribuisce al benessere familiare e sociale.  E’ “il come” arrivare ad essere felice e soddisfatto che non è uguale per tutti, perché ogni persona è un pezzo unico, ha aspirazioni personali e stile di vita proprio, che va rispettato. E’ anche vero che se analizziamo le vite di persone che in vari ambiti sono riuscite ad affermarsi, a compiere imprese valorose per sé e per gli altri, tutte hanno delle caratteristiche ricorrenti nel loro comportamento, nelle loro abitudini. Come se tutte avessero un metodo che le ha condotte con soddisfazione al risultato. Analizzando le biografie di personaggi famosi, pur se da contesti lontani anni luce gli uni dagli altri, c’è sempre un filo conduttore che ha permesso alle diverse persone di realizzarsi.

Avere un metodo ci consente soprattutto di risparmiare tempo, quella che oggi è considerata una delle risorse più scarse in assoluto, e di imparare una strategia da seguire per arrivare prima e meglio al risultato. Pensiamo ad esempio a quando facciamo una torta. Esiste già una ricetta, sperimentata da chi prima di noi ha già fatto lo stesso dolce, e poi esiste anche la procedura, che indica l’ordine esatto in cui aggiungere gli ingredienti affinché l’impasto abbia la resa migliore. Se è un dolce da cuocere in forno, viene indicata anche la temperatura da impostare per il tempo giusto. Unica variabile è la tipologia di forno a disposizione, per cui dobbiamo noi scegliere se allungare o ridurre i tempi di cottura. Allo stesso modo, nello studio e nel lavoro, possiamo avere delle ricette da seguire, che porteranno ai risultati indicati e che per fortuna danno anche la possibilità di togliere o aggiungere altri ingredienti, a piacere, se il risultato finale che vogliamo è un po’ diverso.

Se non seguiamo la ricetta ed andiamo invece per tentativi, probabilmente il risultato finale auspicato arriva lo stesso, ma con notevole dispendio di risorse ed energia, e soprattutto di tempo. La società che viviamo ci chiede sempre di più di essere veloci, di commettere pochi errori – o addirittura di non commetterne – ecco che diventa allora importante avere un metodo per tutto.

Un metodo come strategia da seguire per andare da un punto a ad un punto b, come indicatore di direzione, dove però il percorso non è obbligato in maniera forzata e solo le tappe principali sono indicate,  si adatta alla personalità dell’individuo, ai suoi valori, al suo modo di essere, di pensare e di agire, indicandogli però costantemente la rotta, affinché la destinazione sia effettivamente quella scelta, e non un’altra.

Senza invadere troppo la sfera emotiva del bambino, penso che imparare ad avere un metodo da applicare alle varie attività da svolgere è importante fin da piccoli. Per quanto riguarda ad esempio il metodo di studio, si potrebbe pensare di iniziare ad utilizzarlo fin dagli ultimi anni della scuola primaria, quando si inizia il vero e proprio studio in autonomia. Senza caricarlo troppo di responsabilità, perché a quell’età ritengo che sia ancora fondamentale il supporto e la presenza del genitore, si potrebbe stimolare il bambino a organizzare le materie da studiare ordinandole dalla più facile alla più difficile o viceversa, secondo lo stile di apprendimento del bambino, e creando degli appunti anche in forma schematica semplice e non solo scritta, che facilitino la memorizzazione. A questa età i bambini  hanno bisogno di acquisire nelle varie discipline una terminologia  che va ben oltre il linguaggio parlato, per cui stimolare le tecniche di memoria in vari modi è fondamentale. Di solito buona parte dello studio viene già affrontata in classe; i genitori  possono aiutare i bambini a ripetere ad alta voce ciò che stanno imparando, ponendo loro le domande e guidandoli a ripetere la risposta con le esatte parole formulate a scuola, di solito riportate sul quaderno. E’ fondamentale accertarsi che il bambino abbia compreso ciò che sta dicendo e che non si limiti a ripetere la lezione in modo meccanico; per farlo, si può riflettere con lui liberamente sull’argomento, portando esempi semplici e concreti.

Il salto più grande avviene nel passaggio dalla primaria alla secondaria di primo grado, quando da piccoli si diventa grandi, almeno dal punto di vista scolastico. Adesso, avere un buon metodo di studio non è più una scelta, ma inizia ad essere una necessità. Le materie diventano molte e il numero degli insegnanti con i quali rapportarsi è cresciuto. Imparare a studiare non è semplice, in particolare per gli allievi di prima media che si ritrovano un carico di materie maggiore rispetto alle scuole elementari, e che soprattutto devono apprendere concetti diversi e più elaborati.

Occorre imparare ad organizzare i compiti e ad utilizzare un metodo di studio che permetta di comprendere meglio e più velocemente gli argomenti di ogni materia.  Non smetterò mai di dire che un buon metodo di studio inizia in classe, stando attenti durante le spiegazioni e prendendo appunti. In questo modo si iniziano a memorizzare i concetti principali. Ogni studente poi, secondo le proprie particolarità, imparerà ad organizzare bene i compiti del pomeriggio, tenendo conto anche delle altre attività, come ad esempio la pratica dello sport. Alla scuola media ci sono anche materie pratiche come Educazione Tecnica, Educazione Artistica e Musica, che ci consentono di “allentare” un po’ la mente durante il loro svolgimento.

Aver sviluppato un buon metodo di studio faciliterà l’ingresso alla scuola superiore. Stare attento durante le lezioni è adesso obbligatorio se si vuol vivere lo studio pomeridiano con facilità. Durante le lezioni gli insegnanti spiegano già in tutto e per tutto ciò che si deve studiare per la verifica o l’interrogazione e spesso magari addirittura l’insegnante  rivela quali parti non è necessario studiare.  Ecco che diventa importante ascoltare bene, per evitare di studiare in più.  Stare attento però non basta, perché  tutto si può ricordare a memoria  Prendere appunti e scrivere è un’attività che aiuta molto la memoria perché è lenta e  costringe a stare attenti,   consente di cominciare a immagazzinare le informazioni cruciali da studiare. Altre informazioni importanti si acquisiscono durante le interrogazioni dei compagni. Questo è anche un buon metodo per segnare le domande fatte dal professore, che grossomodo sono sempre le stesse, per utilizzarle durante il ripasso e rendersi conto se si è studiato bene, così come ascoltare le risposte dei  compagni, se sono corrette, è un modo per ripassare se hai già studiato, o per cominciare a farlo se non lo si è già fatto. Se durante le lezioni non si è capito bene qualcosa, ascoltare le interrogazioni permette di colmare delle lacune.

All’università cambia tutto. Conosco molti casi di studenti bravissimi che hanno incontrato molte difficoltà con lo studio universitario. Qui nessuno ti costringe a studiare, nessuno ti fa interrogazioni o verifiche. Sta a te e alla tua forza di volontà seguire le lezioni e prepararti bene per l’esame…ma questa è un’altra storia. E quindi va messo in pratica un altro metodo.

L’esperienza ci insegna che se ho vissuto un percorso di vita con serenità, approfittando di eventuali errori commessi e avendone fatto tesoro, ogni nuovo percorso che intraprenderò lo riterrò sicuramente alla mia portata, e in caso di difficoltà, ci proverò comunque.  Le belle esperienze rinforzano la sicurezza personale e ci fanno vivere bene. Oggi esistono soluzioni per tutto, e strumenti per arrivarci. L’unico passo che dobbiamo fare è iniziare, con metodo.

 

 

 

 

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